Storie fantastiche di fatti, situazioni, personaggi reali
di una scuola media
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| La gran riforma è
fatta! Siamo tutti entusiasti. Partorito ha la gatta gattini tutti guasti. Ed ora viene il bello. Procedere si deve avendo nel fondello anche il dito delle Eve. Il dito medio, dico, che spesso e volentieri si cela dietro il fico di deputati austeri. La nostra deputata, godendo la vittoria, alla gioia s’è data con ridanciana boria. Innalzando giuliva il simbolo del macho contrassegna retriva la riforma del cacio. Dedica agli studenti questo simpatico atto e ai poveri docenti lieta augura l’accatto. Tale civile gesto mostra senza alcun dubbio della scuola il dissesto a contatto del subbio. |
| Ministra della
Pubblica Istruzione, già nota per la sua insolente boria, Donna Letizia consegna alla storia ogni riforma che approva e propone. Non avrà, in ogni caso grande gloria, quando, tra breve, se ne andrà in pensione; il mondo della scuola le si oppone non accetta una carità illusoria. Ricercatori in gamba, musicisti, contrattisti ed insigni professori sono uniti e si sono spesso visti. Anche la Conferenza dei Rettori, (non tutti, a quanto pare, comunisti), pare propensa a farla presto fuori. E per questo, a fortori, deve sapere Letizia Moratti che riesce meglio come lavapiatti. Antonio Fabi |
| In giro
passeggiando me ne vado, quando per caso incontro un ex collega, il noto e dotto professor Sagrado, che parla stridulo come una sega. Comincia a denti stretti a raccontare come la scuola peggiorando stia, ché si pensa solo ad arrotondare qualche soldarello con furberia. I progetti vanno per la maggiore, è cresciuto il carico di lavoro, le riunioni durano ore ed ore, scomparsi sono il buon senso e il decoro. Una volta potevi dire: - Insegno -, ora invece il baby sitter tu fai. E se ti ritrovi teste di legno, bocciare non devi , se no son guai. Lo spreco della carta è raddoppiato alla faccia del magico computer; da mille circolari sei straziato: servissero almeno a pulire i water che numerosi appestano la scuola, sempre intasati dagli sporcaccioni che ci buttano anche la coca cola oltre alle merendine e alle versioni. La scarica di sibilanti sferza le povere indifese orecchie mie e Sagrado, quando è irato, non scherza nel riportare le soperchierie dei genitori che non stanno zitti e vengono a dirti come s'insegna e i reclami si son fatti più fitti e nelle aule il rispetto più non regna e i docenti non sono più difesi e sono ludibrio degl'ignoranti e alla fine stanchi si sono arresi alle manie dei bimbi petulanti. Continua a espellere suoni aspri e sordi, muovendo le labbra lateralmente, ed io che non amo essere tra i tordi per lasciarlo penso ad un espediente. Per fortuna passa di lì suo figlio che gli chiede di parlargli un momento. Io la palla al balzo subito piglio e con un saluto evito il tormento. Con la scusa d'impegni me la squaglio, ringraziando con un sorriso il figlio; ho messo la pazienza a repentaglio a sentire delle lagne il bisbiglio. |
| Lunedì mattina,
diciotto Ottobre duemilaquattro, il bel Liceo Parini di Milano risultava allagato. Ohibò! Cos'è mai successo? S'è rotto il tetto e tanto ci è piovuto dentro? Un tubo s'è spaccato e tutto l'acqua ha allagato? Che disastro grave! Ma no, no, niente. È stata una bravata di cinque alunni entrati di soppiatto domenica sera nella lor scuola. Armati di colla e carta argentata hanno tappato i lavandini, aperti i rubinetti, incollate le porte dei bagni, perché volevano… Cosa? Poco: saltare il compito di greco! - Ritardiamo di mezz'ora l'entrata, così l'odiato compito schiviamo. - Questo pensavano i Cinque Grandi, e invece hanno causato un danno enorme, senza rendersi conto del mal fatto. Ma quale può essere stata la causa scatenante di tale azione? Forse la paura del severo docente che non lesina gli uno meno meno? E per evitare un pessimo voto, invece di riparare studiando, allagate così la vostra scuola? Quel voto dice che il bagaglio è vuoto, che da tempo avete voi bisticciato con i libri di latino e di greco. Che pena per il povero Parini vedere i novelli giovin signori, smaniosi per l'Isola dei Famosi, spasimanti per il Grande Fratello, rovinare la sua gloriosa scuola! Molti sono adirati, io me la rido, perché confido che un freno si dia all'andazzo che governa la scuola. Che faranno i nostri mancati eroi? Per la risposta interroghiamo gli astri o l'oracolo consultiamo noi? Meglio affidarci all'antica sapienza che del buon senso ebbe grandi maestri. Ecco il responso solenne e fatale che meditar farà chi non ha sale: << Visto che di studiare non v'aggrada, vista la passion che per l'acqua avete, tenete voi questo consiglio a bada: lasciate gli studi classici, e fate voi gli idraulici; ché lavoro troverete, e molto guadagnerete. >> |
| Pensate! Lo Stato
s’è dissanguato per aumentare lo stipendio a gente avvezza - si dice - a non fare niente. Il corpo insegnante s’è lamentato del misero aumento immediatamente, mentre il sindacato inneggia plaudente. - Un grande contratto abbiamo firmato! - - Ahinoi! Che faremo di tanta moneta? Viaggeremo per tutto il Pianeta? - - Raggiunto abbiamo un grande risultato: ora, come in Europa, guadagnate! E allora, perché mai voi vi lagnate? - - Il mondo docente è preoccupato: non sa come gestir tanta ricchezza, piovutagli addosso con tanta gaiezza - - Zitti! Accettate il cavallo donato senza intonare le solite storie, bofonchiando grette giaculatorie. Molto, docenti, lo Stato vi ha dato. Pensate a chi lavora tutto il giorno e non riporta a casa tal contorno. Sempre l’insegnante ha piagnucolato; nulla otteneva se per noi non era che sbucciato sempre gli abbiam la pera! Dimentica piagnone e fa l’ingrato. Vorrebbe guadagnare da funzionario, pur essendo al lavoro refrattario. Tutta la scuola abbiamo accontentato, soltanto qualcuno non è d’accordo e ti borbotta o ti grida come un sordo. Un grande traguardo abbiamo tagliato! - - Staremo a vedere se le promesse vostre saranno alla fine le stesse con cui ci avete sempre abbindolato, prendendo i docenti per i fondelli trattati da voi come poverelli che s’accontentano d’un surrogato pur di mettere alcunché sotto i denti, d’uguagliare illudendosi i potenti. L’insegnamento è sottovalutato: chi insegna lo fa per necessità e dallo Stato trombato sarà. Il contratto c’è. Sarà mantenuto? Già stanno adoperando e raspa e lima per ridurre la cifra in anteprima - |
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| Perché a scuola lieti sempre
ridete? - Ridiamo spesso allegri nei momenti delle quotidiane interrogazioni, quando voi insegnanti ci costringete a parlare di cose inconcludenti, tipo i Promessi Sposi di Manzoni. Non sapete che vari sono i nostri interessi e che poco ce ne frega delle dotte vostre elucubrazioni? Passate il tempo nel provare inchiostri, mostrando i nostri errori alla collega che spalanca divertita i suoi occhioni - - Ora non esageriamo, ragazzi, ora non lasciatevi trasportare da improvvisate considerazioni. Quasi quasi ci scambiate per pazzi, ma non sapete come a lavorare ci obbligano in misere condizioni. Di quello che facciamo non va bene nulla e siamo a lieto ludibrio esposti della vasta massa di ignorantoni - - Non ci racconti delle vostre pene; se ad un alto ufficio siete preposti come la mettiamo coi patacconi? - Tutte l'ore ha studiato il professore e la sera e la mattina una prece alla Cultura nelle sue orazioni devotamente ha rivolto di cuore. E in cambio ha ricevuto cosa? - Un cece!- dice, e poi prorompe in esclamazioni che qui non riportiamo per decenza. - I negletti docenti maltrattati come rifiuti vanno nei bidoni! Amanti poveracci della Scienza, perché vi siete sulla strada avviati delle facili gratuite illusioni? - - Credevo di trovare l'Eldorado, invece ho trovato una fregatura, arcano scrigno delle delusioni. Sono questi alunni allo stato brado e vanno in cerca solo d'avventura e spasso adatti alle loro minzioni - - Il sollazzo e il riso, come il poeta dice, sono proprio della stagione nostra. Ma le vostre valutazioni ora rasentano una magra dieta, ora sembrano un'esagerazione, tanto da giustificare illazioni - - Forse forse in questo ragione avete. E' il problema che ci portiamo dietro già prima che arrivasse Berlusconi. Quello là crede d'essere Talete, questo qui pensa d'essere San Pietro, e questi altri sono dei furbacchioni. Vi lamentate delle risultanze? Che posso farci se così funziona? Qua fanno i catoni e di là i carloni? Dateci sotto con le rimostranze, invece d'accusarmi d'inazione; e fatevi con lo studio iniezioni! - - Dall'esperienza spesso ci risulta che gli insegnanti sono impreparati e se la spassano da fannulloni - - Siffatta ignobile diceria insulta coloro che alla scuola si son dati senza stare a calcolare i soldoni, prosegui |
ma con indomito e libero slancio e tempo e mente e cuore e studio ed estro a voi dispensato hanno come doni, in cambio d'un turpe e schifoso rancio; e ora al collo ci mettete il capestro come fossimo incalliti imbroglioni - - Non s'adiri, si calmi, professore! Per gli altri vale ciò che abbiamo detto; perder non vogliamo le sue lezioni. Lo sappiamo che è un gran lavoratore; se un infarto si becca maledetto le vive perdiam sue illuminazioni - - Adesso a ragionare si comincia: dubitar del mio operato è cosa perniciosa che mi rompe i marroni. A cantare per voi è forse la Cincia con le sue tenere labbruzze rosa? L'agra collega che brama ovazioni? - - Che mettere volete, è risaputo, in mostra la vostra somma cultura, propinandoci assurde spiegazioni. Ma molto spesso il risultato avuto appare di così bassa fattura che vi meritate maledizioni - - Embé, ragazzi, che ricominciamo? Ma proprio capire non lo volete che rispetto ci dovete? Ossessioni persistenti vi sconquassano invano e di restare ignoranti godete, se cotali avanzate osservazioni - Ahinoi, il professore è per caso sordo? O fa l'indiano? O proprio non capisce? Non muta affatto le sue posizioni. - Professore egregio, di lodi ingordo, perché ai nostri appunti mal reagisce? Per noi simili considerazioni, maestro eccelso di color che sanno, di normale dialettica fan parte ed esser non voglion contestazioni. Ma se lei ancora insiste, è pronto il danno, perché scarsa ci risulta la sua arte da molte immutata generazioni - - Ecco! Quel che temevo s'è avverato. Ad elencare cominciate adesso per filo e per segno i pochi svarioni che nel corso degli anni ho seminato; ma se ho sbagliato è stato per eccesso, perché preda di preoccupazioni. Rispetto non avete per un docente, che si è dedicato all'insegnamento e che ha sofferto tante umiliazioni; che s'è sacrificato assiduamente, devastato da un sottile tormento, acceso dalle vostre incomprensioni - - Se l'insegnante non bene procaccia non dipende da quello che diciamo, ma dalle deboli sue cognizioni. Professore, piangere non ci faccia; ché, come ben sa, ridere vogliamo, non soltanto per i suoi pantaloni - - Ah! ve ne siete accorti, bravi, bravi. Nemmeno le braghe cambiare posso: con moglie e tre figli bastano i doni dal Ministero elargiti? Bravi sindacati che mi hanno scritto addosso: "Guadagna questo qui tanti milioni" - Perché a scuola tristi sempre piangete? |
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Credete che lezione far si possa? Ogni tre minuti ti vien la scossa. Chi spesso bussa alla porta? La bidella vien bussando, vien bussando alla tua porta, sai tu dirmi che ti porta? Ora la quotidiana circolare ora l’extra ti porta circolare ora chiede agli alunni di portare il permesso firmato per andare in gita la Toscana a visitare ora per partecipare fattivi ai mirati progetti selettivi ora al gruppo sportivo ti rammenta che la gara si terrà il giorno trenta ora distribuisce volantini pubblicitari e ai buoni e ai birichini ora dà la merenda dimenticata alla povera bambina affamata ora richiede il modulo firmato già da una settimana consegnato ora porta l’orario delle Messe che non cambia mai: son sempre le stesse ora dettar si deve sul libretto che il sindacato uno sciopero ha indetto… Diluviano le visite incessanti, i ragazzi sono tutti festanti. Ora riprendi l’alunno vivace che parla parla sempre e mai non tace; la confusione si fa contumace… ora ora ora fluttua il tempo fallace. La mezzora è già passata, la giornata già segnata. La lezione non inizia, per gli alunni una delizia. prosegui |
Poco tempo ti rimane, e le tue ire sono vane. Devi cedere ai ripieghi: o tu interroghi o tu spieghi. A spiegare ti decidi: basta!, dici, coi disguidi. Ma c’è chi alza la manina, s’è stancato stamattina, e fare vuole un giretto: - Posso andare al gabinetto? - Ogni volta questa storia; il tempo intanto va in gloria. E non è finita ancora: la nostra cara signora ha bisogno del suo testo, e viene a romperti il cesto; prendendo spesso un abbaglio, c’è chi bussa poi per sbaglio: - Scusi tanto, professore! - - Ma che ti venga un malore! - Ecco che un alunno arriva mandato dalla Giuliva a prendere il manuale della scienza naturale. Tocca ora al ritardatario: sembra proprio un dromedario con lo zaino sulla schiena che sopporta a malapena; è un fatto abitudinario: non azzecca mai l’orario! E’ un monotono via vai. Se per caso dici bai, antiquato tu risulti e ti becchi anche gli insulti. Da domani, giuro, farò lezione alla faccia della programmazione! |
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Lite tra insegnanti
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- Non c’entro niente! - grida la docente - E’ stata Zadre a chiamare il padre dello sfrontato che è stato bocciato, per indicargli i numerosi appigli su come fare per al TAR andare con ratto corso a stilare il ricorso. Già c’è il reclamo contro il menagramo. - - Vergogna, infida, non sei la sua guida! - urla furente con occhio lucente il buon professore castigatore del gaio discente molto impertinente. - Menagramo a me, e sì, sembro demodé! Parli proprio tu che ami la schiavitù del lieto andazzo e solito schiamazzo, i capisaldi dei giovani baldi che lieta vizi con voti fittizi. - - Non cominciamo con questo ricamo di basse offese, caro il mio pugliese. Son io padana, e non una pedana; terrone tu sei, e privo di fair play! - - Ecco l’emblema della donna scema! Prima congiura, poi piange sciagura; i sassi butta, ed entra in combutta con il nemico tessendo l’intrico, grande patrona di gente cafona. - - Ma questo è troppo! Io ti rendo zoppo! - strilla furiosa Palmira nervosa. Un libro afferra, lo getta per terra, gli sferra un calcio nel destro polpaccio. Sorpreso è Ciacco dal subito attacco e come un polpo si becca il colpo. Grave è l’affronto, le si scaglia contro, scalcia da mulo, le dà calci in culo. La rissa infuria, per i prof una goduria, fermi i bidelli, non usi ai duelli, gli allievi sciatti ridon come matti. prosegui |
Preside saggio, di prisco lignaggio, Armando Plato accorre costernato. Tra i due si pone, rimedia un pestone. Carico d’ira, concute Palmira, Ciacco spintona, che strilla "battona!". - Calma, signori! Non fate i tori. Non litigate, buon esempio date. Andate in pace, spegnete la brace. - - Preside Plato, questo screanzato le cose inventa, su di me s’avventa. Questo signore mi porta rancore, mi lede ingiusto con volgare gusto. - - Preside Plato, son vituperato! Questa carogna mi mette alla gogna: poco signora, di mali fattora, trame ordisce, contro di me agisce. - - Signori, piano! Non sono un titano. - - Quest’è una cosa davvero obbrobriosa, indegna tanto, dannosa pertanto pei figli nostri in mano a ’sti cagliostri. Che scuola è questa? Meglio la foresta! - Così gli astanti, con i volti affranti. Tutti i docenti sulle porte attenti col collo teso pel fatto inatteso incuriositi ascoltano stupiti i due colleghi supremi strateghi dell’inusuale agone culturale. Fanno baccano gli alunni sovrano. Oggi è riposo proprio voluttuoso. Ben presto però finisce il qui pro quo. Ciacco e Palmira depongono l’ira, la pace fanno, la mano si danno. Che bel gesto! Falso e indigesto; certo, cortese, trenta volte al mese. |
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Consiglio di classe
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Mi ritrovo tra la perduta gente senza risolvere un cazzo di niente. A lungo si discetta con passione del sacro mondo dell’Educazione, dei validi obiettivi prefissati e ai poveri discenti propinati. Sempre ci si lamenta dell’impegno accompagnato da rozzo contegno. - Gli alunni son vivaci, ma corretti -: non può mancare tra i grandi concetti, ripetuti almeno una volta al mese, la frase, mentre si pensa alle spese del gas, del telefono e della luce; (forse meglio si viveva col Duce). - I genitori d’Ida son venuti a contestare i voti ricevuti; secondo loro incompresa è la figlia che a un genio matematico somiglia - - E’ migliorato Littopizzo un poco, non si dedica più tanto al gioco - - Con me questo ragazzo non fa nulla, non segue, non si applica per nulla - Si rincorrono poi le lamentele raccontate come telenovele: - Vedrai che Zocculo sarà promosso benché dell’ignoranza sia un colosso - - Come faremo a promuovere Rivo, se nemmeno ha raggiunto un obiettivo? - - A me dispiace, ma farò di tutto perché fermato sia tal farabutto che si è divertito tutto l’anno, apportando alla classe molto danno - - Ma cosa mai dite, colleghi cari! Non partecipate mica a un safari? Molti aspetti bisogna soppesare, non è serio su due piedi bocciare. E’ diverso della psicologa il parere secondo cui si deve provvedere subito ad analizzare il motivo d’ un comportamento così aggressivo - A questo punto il Capo finalmente paterno si rivolge alla sua gente: - Ai più deboli avete dato aiuto? Al recupero avete provveduto? L’avete sul registro segnalato? Spero che tutto abbiate valutato. Sono stati i genitori informati che i figli saranno forse bocciati? - - Abbiamo spedito le cartoline per spazzare via tutte le manfrine - - Ma, scusatemi, non è prematuro anticipare le scelte del futuro? Con tre lunghi mesi a disposizione possiamo arrivare alla soluzione di ottenere dei buoni risultati ed evitare che siano bocciati - - Se perdere una classe non volete, qualche alunno trattenere dovete. Fermandone in ogni prima due o tre ognuno di voi può pensare anche a sé - - Questo mi sembra un po’ esagerato e non è supportato dal sindacato. Benché favorevole sia al precario, a questa teoria sono contrario - - Come non detto, sono fatti vostri; andate poi a pregare nei chiostri! Preso atto di tale contestazione, concludo con la raccomandazione: lavorate con professionalità e nell’ultimo scrutinio si vedrà - Pa pa ra pà pa pa ra pà! Ta ta ra tà ta ta ra tà! |
Corso
di formazione
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- Non crediate di essere qui venuti per fare soltanto il comodo vostro: bando al lassismo, via le lamentele, cervello e ragione facciamo acuti. Affiliamo della Scienza il rostro, l’alto mare solchiamo con le vele dell’entusiasmo, con trasporto vero. Soldati siete del Sapere santo, artefici prescelti alla missione di spargere il Verbo del Ministero. La passione sia sempre il vostro manto, o cavalieri dell’Educazione! L’utopia, cari, non è più utopia, si rinnova la scuola veramente, il traguardo non è così lontano; lo raggiungiamo con l’Autonomia, lavorando, seri, gratuitamente e dando, allegri, alla Scuola una mano - Tale il succo della concione ardente, tenuta dal dotto professionista, che il gramo arrotonda parco stipendio, sublime preside tenuto presente dal sindacato che ce l’ ha in lista, del clientelismo fulgido compendio. |
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Aumento di stipendio
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Quando tronfio il sindacato proclama dei professori il novello guadagno, la classe docente fremente brama d’ottenere tosto un aumento magno. Non sa, meschina, che falsa è la fama e che dal buco non si cava un ragno. Annunciano i giornali il panorama delle spese contrarie allo sparagno, dell’iniquo contratto stipulato a danno degli altri ceti sociali per favorire in modo svergognato questi sfaticati esseri venali. Fermiamo il bruto assalto scapestrato d’orde in cerca di favori speciali! |
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La ballata dello scrutinio finale
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Sono qui tutti i docenti anche chi è sempre assente, evitando quei momenti che torturano la mente. Oggi è il giorno del giudizio, delle belle ne vedremo; seri seri dall’inizio lo scrutinio noi faremo. Oggidì noi assisteremo ad un monstro molto arcano: come degno noi faremo chi del merito è profano. Noi daremo eccelsi voti per far credere che i nostri, doviziosi d’alte doti, della Scienza siano i mostri. Fino al mese scorso questo non sapeva un accidente, ora appare manifesto d’esser certo un gran sapiente. Per incanto poi scopriamo che veloce è migliorato; rifiutare non possiamo del collega l’operato. I docenti sono maghi di stupire giammai paghi. La docente tutto l’anno si lamenta del profitto, grida e strepita al malanno dell’alunno poco zitto. Or, miracolo!, è lui buono, angioletto maturato, che si merita il condono pel contegno castigato. prosegui |
- Coerenza! Coerenza! - ha quell’altro comunicato con continua sofferenza al Consiglio importunato. Or pensoso, ma con gaiezza oblia rapido il passato e decanta con franchezza le virtù dell’ex mal nato. Siamo noi persone serie, rifiutiamo le miserie. E succede che i più bravi, molto spesso trascurati, posto cedano agli ignavi che fin troppo son curati. Siamo veri taumaturghi, siamo rigidi catoni: migliorato Marco Burghi, peggiorato Lucio Boni. Questa qui fa la divetta, questo pure il furbacchione; c’è bisogno di una stretta, qui ci vuole una lezione. Minacciare è una burletta, il bocciare è una robetta: noi passiamo la spugnetta, tanto paga Pantalone. Dopo intensa chiacchierata procediamo alla sparata: le schedine compiliamo, il giudizio noi scriviamo. Siam moderni, a tutti avanti: promuoviamo tutti quanti. Dan da dan da da dan! Din di din din din dì |
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Diatriba con il sindacato confederale
| - Se stato non ci fosse il
sindacato un posto non avresti mai trovato. L’affermo con la massima certezza mentre le accuse avanzi con bassezza - - I sindacati son bugiardi e papponi scelti protettori di fannulloni. Si sono accordati con i politici con l’obiettivo di farci adamitici. La classe docente è stata ingannata, per interessi loschi sempre usata. Ogni volta che si parla d’aumento nello stipendio appare un succhiamento - I docenti son fidenti, mendicanti incoerenti; guitti in cerca di merende, mentre gli altri han prebende. - E’ un’accusa incivile e qualunquista di persona che si dimostra estremista. La classe danneggi lavoratrice, parli come chi non sa cosa dice. Sei della peggior specie che ci sia, frutto corrotto della borghesia. Socialista sotto mentite spoglie dei fascisti hai varcato le soglie. Se insegni è merito del sindacato nei cui confronti acre ti mostri ingrato - I docenti sono assenti, dei borghesi inefficienti. Son serventi giammai domi, sempre in cerca di bei pomi. - Per voi la scuola è stata un carrozzone da riempire con un ceto accattone. Reputate voi che noi siamo tali? Come mai ci trattate da venali? Serviti vi siete degli insegnanti per accumulare tanti contanti. Prima il docente avete mal ridotto, allo squallore l’avete condotto; ora strillate: professionalità, studiate, impreparati, a sazietà! - Il docente pretendente non ha voglia di far niente. Chiede sempre, sempre vuole, usa tanto le parole. - Per quel che fate guadagnate troppo; te lo dico e ripeto senza intoppo, caro il mio sapientone dell’ignoranza campione e della cieca sudditanza al bieco sistema del padronato che una lira non ti ha mai donato - I docenti son sapienti, vivon essi d’espedienti. I docenti son perdenti, sempre tristi, mai contenti. - Avete molti giovani rovinato, gonfiati vi siete col peculato: prosegui |
ai docenti richiedete tangenti,
poi gli date delusioni cocenti. Voi pensate di dar lavoro a tutti pagando la gente con quattro rutti - I docenti son clementi non richiedono tangenti. I docenti, che dementi! Essi pagano tangenti. - Avete fatto contenta e felice quella per cui il lavoro è un’appendice, che a scuola viene per passare il tempo e arrotondare l’extra nel contempo; così può andare alle Maldive lieta a rassodare il culo con la dieta. C’è quell’altra che s’è realizzata, ai bambini tutta gaia dedicata; per lei quel che conta non è il denaro, ma farsi nel mondo un nome preclaro. Quando uno sciopero voi proclamate, qual è l’obiettivo, me lo spiegate? Racimolare un po’ di soldi forse? Riempire dello Stato le borse? Mai a termine ne avete portato uno, sospeso l’avete perché importuno. Perché non lo fate coi ferrovieri? Vi fanno correre dagli infermieri! - I docenti son contenti, tutto l’anno gaudenti. I docenti, che pezzenti! Hanno voglie sconvenienti. - Adesso basta! Lei, lei è un menzognero, falso sobillatore vacanziero, probabilmente grande assenteista, della democrazia disfattista. Non vi bastano due mesi di ferie? Di lunghe feste godere la serie? Lavorate poco o mai, a spasso andate e del basso introito vi lamentate? Se nel privato voi foste impiegati, già da tempo sareste licenziati. Lei toglie il posto a due persone almeno, di poveri precari il mondo è strapieno. Se ne vada, lei non è indispensabile, anzi è di sicuro un irresponsabile. Io la querelo per diffamazione, anzi tempo la spedisco in pensione - I docenti son valenti, dello Stato gran serventi. Non si fanno abbindolare e nemmeno castigare. - Io della tua querela me ne sbatto, e me ne strafrego del tuo ricatto. Così chiudo, caro sindacalista - - Caro non mi dica, capitalista! - - Vedo che l’ultima parola vuoi avere per mostrare a tutti che il tuo potere è direttamente proporzionale al tuo sedere. Multifunzionale - |
Valutazione
finale
| - All’opera mettiamoci, colleghi, e nessun di voi faccia degli sbreghi. Con serenità noi valuteremo, e lontani dai contrasti staremo. La vostra mente sia da pregiudizio sgombra; valutare non è uno sfizio, ma una pedagogica seria azione, eseguita con alta cognizione, frutto del lavoro professionale che della cultura sale le scale. Arturo Arturi con buono è promosso, Aldo Belli con distinto è promosso; Francesco Chiaromonte è sufficiente; Mario Rossi non ha studiato spesso, però lo stesso alla seconda è ammesso… I docenti lieti d’accordo sono, chi più chi meno propensi al condono. I primi guai cominciano con Lodo che quest’anno non ha battuto chiodo. - Non ha fatto niente per tutto l’anno, ha disturbato come un turcomanno - - In matematica sa qualcosina - - In storia e geografia al sei s’avvicina - - Collega, i voti usa, mi meraviglio! - - Ma che! Va lei in cerca di qualche appiglio? Vediamo quel che il Consiglio dispone, si passi subito alla votazione! - - Momento! A tutti dire la sua spetta, non è giusto fare le cose in fretta; in inglese non è certo un portento, ma conosce i numeri fino a cento - La docente di storia il colpo incassa: - E in italiano come se la passa? - domanda in cerca d’un appoggio tesa, mentre la faccia le diventa accesa. - Maluccio. Fatica a leggere e a scrivere, in compenso sa molto bene ridere - - Nella mia disciplina è insufficiente, a volte disegna come un demente - - Professore, non si esprima in tal modo; siamo qui solo per sciogliere il nodo dei nostri dubbi e per verificare se la promozione possiamo dare, prosegui |
se l’ alunno nel tempo è
maturato, se il recupero è stato effettuato - - Tutto è stato fatto con precisione, ma lui non merita la promozione - - Colleghi, se a voi piace perder tempo, me lo potevate dire anzitempo; sono stufo di questa tiritera, mica vogliamo star qui fino a sera?- Così vota ognuno tutto d’un fiato: il povero Lodo viene bocciato. Sedati a fatica i vari mugugni, (quasi, quasi non si faceva a pugni) si prosegue, guardandoci in cagnesco, a stilar giudizi in modo farsesco. Con Madul arriva il secondo scontro: cinque sono a favore, quattro contro. - Non sa scrivere, legge a mala pena, non sa parlare: insufficienza piena. Molte ore al recupero ho dedicato, ma il ragazzo assai poco si è impegnato - - Nella mia disciplina ha lavorato, di capire i numeri ha dimostrato; vivace, non si è comportato male… - - Più che l’aspetto comportamentale, metto in rilievo la preparazione e degli obiettivi l’acquisizione. A questo qui mancano l’una e l’altra e sogghigna pure con faccia scaltra - s’intromette la docente d’inglese che non gradisce molto l’albanese. - Che ripetesse sarebbe opportuno, tanto per non fare torto a nessuno - - Volete voi rovinare il ragazzo, che l’anno scorso è giunto da Durazzo? Intenzione avete d’emarginarlo? Promuoviamolo, se vogliamo aiutarlo - - Smettiamola con questo tira e molla, passiamo ai voti e che scoppi la bolla - Madul a maggioranza in seconda passa, invece Lodo un’ingiustizia incassa. Abbiam dato valutazioni esatte? A voi tocca ora pelare le gatte! |
In difesa dell’alunno
| l'ignoranza cresce crassa. Non ha voglia di studiare, fa fatica ad imparare. Quante ciarle sul suo conto! Per intere ore si parla, il recupero ci tarla, lo sondiamo fino in fondo. Attiviamo gli interventi, ricorriamo agli espedienti dei recenti insegnamenti che spalancano le menti. Ma lui avanti non procede. Quale guaio gli succede? È possibile? In tanti anni ha compiuto solo danni? Non è forse colpa nostra, se non cambia mai la giostra? Per ingiusto caso forse sfortunato in quelli incorse, che la testa gli hanno ottusa? Sacerdoti della Musa, la divina Educazione, che li esorta alla Missione: del divin Cultori Verbo, che l'alunno così acerbo, col didattico concento, pertinaci hanno spento. La lor scelta è la migliore, scaturita dall'amore per i bimbi diavoletti, per le bimbe benedette. Essi sono i Formatori, del Saper seminatori, totalmente dedicati agli alunni fortunati. C'è un assunto nelle scuole: - Faccia pure quel che vuole - tanto poi con la bacchetta sacra, magica, perfetta lo caviam dalla belletta ove annaspa comodone, per portarlo sulla vetta dell'eccelsa Educazione. Vana, tipica illusione della nostra professione. Lieti siano! Ciò interessa. Ecco qua, parte la festa, che perdura tutto l'anno, producendo grande danno. Su c'è in alto la Cultura, malmenata oltremisura; indigesta montanara le preparano la bara. E da monti e da colline i bambini e le bambine scendon giù di balza in balza; l'ignoranza lor incalza. È di moda dimostrare quante cose sanno fare: è cultura dottrinale che tralascia l'essenziale. prosegui |
va studiata con la logica; sotto invece dettatura (questa sì che è una tortura!) ti riempiono il quadernone senza alcuna cognizione. Sanno tutto degli Egizi? E anche dei Babilonesi? Sottoposti a gran supplizi, essi soffrono per mesi. Dimmi, orsù, dov'è Milano? Mah, non so, tanto lontano! Ed invece ov'è Torino? Mah, non so, tanto vicino. A nord o a est dell'Italia? Chi lo sa! Ma dell'ordalia ti enumerano le regole, numerose come tegole. Quanti nervi ha il nostro pene? Questo, sì, lo sanno bene. A sette anni la metafora, col disegno della bifora; l'anno dopo metonimia, con lo studio dell'attinia; la sineddoche a nove anni; non sa leggere a dieci anni, non parliamo dello scrivere, e nemmen sa far di conto: l'hanno reso tutto tonto. Si comporta poi anche male, proprio come un animale! I consigli non ascolta, pronto sempre alla rivolta. Quando arriva in prima media, non vuol stare sulla sedia. Arcistufo è di sentire, e non riesce a digerire, le indigeste litanie delle nostre Madri Pie. È punito quest'affronto, e all'istante paga il conto: una bella bocciatura e va via la seccatura. Rispettabili dottori, eccellenti educatori, voi così recuperate chi non sa con le nerbate! L'alunno è disamorato, del tutto è demotivato; l'anno dopo riaccade che la storia si ripete. La frittata è fatta ormai; vano è stimolarlo: - Dai, studia! Qualche cosa impara, la tua vita tieni cara - Rovinato da noi è stato, ché sul Verbo abbiam contato: inventiva ci voleva, un sorriso lui voleva. Ora sa una cosa sola: odierà sempre la scuola. |
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Non avete voi sentito il gran profumo emanare dalla scuola elementare della nostra civilissima Lignano, paese della cultura antesignano? Immondo fatto, cosa orrenda, ha macchiato la coscienza dei cultori della Scienza, che ai bambini cuore e anima han dedicato, ma che si lasciano prendere la mano attività affastellando a tutto spiano, molto spesso trascurando l’essenziale con didattico effetto pestilenziale. Escrementi sparpagliati sono stati in varie aule sulle cattedre e lavagne: turpi gesti da lorda mano inscenati contro maestre che cedono alla lagna, a volte l’impossibile pretendendo, altre volte ambo gli occhi furbi chiudendo. Oscena intimidazione sulla scena calcata dai nostri giovani con lena: le forbici nella poltroncina infisse, segno inequivocabile di minaccia, per caso sono il risultato di risse che scatenato hanno l’infame manaccia? Aberrante esempio di degradazione, grave offesa a tutta la popolazione. Tu, che insozzato hai il luogo dove tuo figlio va, anche lui, ad imparare, quale consiglio gli darai? Gli confiderai di sapere le merde maneggiare con mestiere? Le maestre, si sa, perfette non sono vai su |
e credono d’essere su un alto trono; ma cedere a inqualificabile tale comportamento, travalica bestiale l’incommensurabile disprezzo amente che di amoralità ha armato la tua mente. E voi, gioconde maestre, innamorate della Scuola, Vestali del Sapere, cosa mai, mi domando, avete fatto per indurre questo bruto a tale atto? Siete state per caso intolleranti? O avete forse emesso urli assordanti? Avete a ruota libera parlato? Ai genitori avete voi addossato l’insuccesso che non vi dà mai pace ed ha reso il vostro linguaggio audace? Non ancora imparate a stare al mondo? A misurar delle parole il pondo? Si è provveduto a rintracciar l’autore e di tale obbrobrio organizzatore? Sanno i genitori quel che è successo? E sanno gli abitanti di Lignano che la scuola è scambiata per un cesso? Tutto prosegue in modo puritano. Non è lecito parlare di cose che un’ombra gettano sulle mimose. Ma se s’arrampica sul pino il gatto, ratto il giornale ti pubblica il fatto, certo degno di nota e rinomanza. E’ molto disdicevole informare per tal cosuccia la cittadinanza, ché operosa ha ben altro a cui pensare. Tutto tace: è sagace ed efficace fare sì che tutti noi stiamo in pace. E poi dicono che sono mordace! |
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| Ieri l’altro una mamma, donna molto avveduta, a spiegare è venuta al docente il programma. Gli mostrava arrogante quanto fosse ignorante. Non credeva ai suoi orecchi, lucenti come specchi, il dotto professore, del sapere il tutore. E’ da anni sulla breccia, della scuola la freccia; si sente profanato, lui, così preparato. Ha sempre avuto onori, l’ago dei professori, e questa si intromette: con gli occhi da tressette, gonfia di vana boria, fa la requisitoria! Ma qui non è finita, perché la nostra ardita rincara ancor la dose, gli postilla le chiose: - Lei spiega molto male e non è razionale - Ora sbotta il docente: - Lei non capisce niente! - Strillano a più non posso: la donna ha il viso rosso, è l’uomo furibondo. L’alterco si fa immondo. - Lei è un gran maleducato! - - Ed anche screanzato - - Lo ripeto, è incapace - - Ti gracida il batrace! - - Questa liscia non passa - - Suona ora la grancassa? - - Son di famiglia onesta - - Per questo fate festa - - Ragiono con la testa - - Grossa come una cesta - - Lei non sa chi sono io! - - La nipote di Dio - - Dio mio, questo è un bastardo - - Ma non un pappalardo - - Gliela faccio pagare - - La smetta di sfiatare - - Sfiato quanto mi pare! - - Ma come fa a parlare questa racchia esaltata che la lingua s’è oliata? - Tremendi son gli strilli più forti degli squilli delle trombe guerriere che lanciano le schiere. Sono tutti allibiti, si guardano stupiti; non sanno cosa fare, delicato è l’affare: come puoi intervenire? la rissa far finire? C’è anche chi in cuor gioisce, di nascosto inveisce contro il prof troppo serio che si dà al vituperio. E’ la docente odiosa, del collega invidiosa. Ma i bravi genitori sanno ben valutare prosegui |
chi al posto non ama stare; conoscono la tizia che vuol fare notizia. Accorre finalmente il preside Clemente: - Cosa c’è, cosa c’è, professor Miccichè! - Tutti ora ammutoliti, su, gli orecchi hanno dritti. - Cosa vuol che ci sia, questa esce da una stia - - Misuri le parole, se pentirsi non vuole - - Ben detto, professore! Questo qui è un impostore - - Ben detto un accidente, questa qui è un’invadente! E lei, preside egregio, non può fare uno sfregio, senza prima sapere se le cose sono vere - - Professore, contegno! Non travalichi il segno! - - Preside, glielo dica che è peggio dell’ortica - - Non insista signora, non faccia la priora - - La signora mi ha offeso, ritenendomi leso di mente e di dottrina, signora da latrina! - - Non ha ben valutato, questo maleducato, i compiti assegnati, davvero esagerati - - Come può dire questo? E’ certo manifesto che il nostro professore lavora con onore - - Questo lo dice lei! Certa non ne sarei - - Chiudiamo la questione, spegniamo la passione - - Io non chiudo un bel niente, costui è un incompetente, che non sa il suo mestiere: che faccia il rigattiere e non l’educatore ’sto emerito dottore! Mio figlio è intelligente e prende insufficiente - - Sfido io! La madre è tale che il figlio è proprio uguale - - Smettetela, signori, basta con i livori! Ognuno stia al suo posto come dal saggio è imposto. Signora, lei m’esponga con qual diritto ponga la sua accusa pesante - - Io sono un’insegnante!! Quindi posso affermare: costui non sa insegnare - Hai capito com’è la storia, Miccichè? L’insegnante ha il diritto di non stare mai zitto, reputandosi un Dio che non paga mai il fio, disprezzando il collega, se questi non lo prega! |
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| Ieri dal meccanico sono andato. Indovinate un po’ chi vi ho incontrato! L’ex alunno, il terribile Cuprano, il pluri ripetente di Lignano, che sempre l’arrogante ti faceva e i docenti man mano corrodeva con l’organizzare ammutinamenti alla faccia di tutti gli interventi di tuttologi, psicologi e dotti che si risolvevano solo in botti. Lui, sì, che emetteva rutti sonori, sfidando, teppistello, i professori; lui, che minacciava i compagni miti e che scatenava furiose liti; lui, che le docenti prendeva in giro e manco sapeva usare la biro; lui, sì, che a scuola non voleva stare, che andar voleva solo a lavorare. Però l’illuminata scuola nostra lo costringeva a stare sulla giostra dell’Istruzione gratuita e forzata, teorica, pedante e paludata. Bene! Se ne stava con gli occhi chini con la sua tuta giallo-blu a misura, rispettoso e mite, senza orecchini, attento a pulire un’autovettura. Bastava che beee facesse soltanto, tanto sembrava un agnellino santo! Con un cenno breve mi ha salutato, al lavoro dedito, imbarazzato. prosegui |
Scommetto che dirmi
avrebbe voluto, conscio d’aver in passato ecceduto: - Mi avete fatto perdere quattro anni e son rimasto un mezzo analfabeta! - Signori, mettete riparo ai danni, in vari modi s’arriva alla meta: costringere un ragazzo non è bello a non far nulla, a danneggiar se stesso e gli altri, ad esser anche lo zimbello di dottoroni che lo stiman fesso. Coraggio abbiate, uscite dagli schemi per trovare una giusta soluzione che risolva il problema dei problemi: dare a tutti un minimo d’istruzione; che sian sempre in classe non c’è bisogno, possono assolvere presso una ditta l’obbligo scolastico (sembra un sogno?), ma non è forse meglio dell’invitta chimera che da lunghi anni inseguite senza mai raggiungerla - voi ci dite - per colpa dei docenti impreparati che, chissà come, assunti sono stati! Un rimedio ignavo adottato è stato in molte scuole: promuovere tutti con l’alto consenso ministeriale, con l’appoggio alato dei saggi tutti, protetti dall’egida sindacale. Che tipo di scuola ci ritroviamo? Ogni giorno, ogni giorno lo vediamo! |
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