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Insegnanti in riunione


La pazza Il profeta Limpertinente La divetta La moderna La dotta
La signora La moscia Il missionario La tuttofare Il leguleio Il competente
Lindifferente La riciclata Robespierre Lassenteista Il pensatore Limpaziente
La salottiera Il tranquillo La gattamorta La professionista Il sindacalista Lefficiente
Il geloso La mascolina La supplente Casanova La pappamolla Laffamata
La chiacchierona La mamma La lunatica La lassista La rompiballe La ciarlatana
L’autoritario Il giovane prof La saputella La bruttarella Il migliore La banderuola
Il sapiente La puntigliosa Il pignolo La coppia La coppia modello La strana coppia
La nuova coppia L'altra coppia La coppia diversa La litigiosa Il menefreghista L'insoddisfatta
Il tutore La pettegola Lo scrittore La ritardataria L'eloquente L'arrivata
L'informato La sportiva Lo spaccatutto L'eterna adolescente Il riformatore La pensionata
L'ambiziosa Il pensionato La malata La ridanciana L'adulatore La sognatrice
La famosa Mandrillone La gitante Bracalone La turista Camomilla

Risposta alle proteste
I colleghi si sono molto offesi:
dicono d’esser stati vilipesi
da quattro volgarità d’un imbratta-
carte che degli altri la rogna gratta.
- Questo figuro di basso livello,
cui di sicuro difetta il cervello,
di dare si permette randellate
a persone della scuola stimate.
Dei docenti i vizi mette alla gogna,
il loro sacro entusiasmo rampogna.
Ma se nella scuola lui non sta bene,
andarsene può e si toglie le pene -

- Così i vostri limiti son palesi,
da voi sono i miei scritti fraintesi.
Se acida la reazione in voi scatta,
vuol dir che la coda di paglia è fatta.
Con bonaria ironia agito il martello
e il vero vi racconto senza orpello.
Le volgarità che mi rinfacciate
sono state da voi altri seminate.
Meno permalosi esser v’abbisogna,
quel che vi si dice non è menzogna.
Zenone a scuola passa ore serene,
péne non ha, e come voi non fa scene -


La pazza Il profeta L’impertinente
C'è la pazza che strombazza,
crede d'esser sulla piazza;
brama elogi ed anche inchini;
questi ottiene dai lecchini.
Si vergogna mai per nulla
di tornare nella culla:
ride e piange, piange e ride,
il cordone non recide.
Spesso cade in depressione…
Evitiamo l'irrisione.
C'è il profeta anacoreta
che non vuole stare a dieta;
invidioso del compagno
lo perseguita grifagno.
I quattrini lui anche brama
ed insieme con madama
volentieri sparla in giro,
dipingendolo crumiro.
Nel deserto non vuol stare,
e qui viene a sculettare.
C'è il docente impertinente,
par non sappia proprio niente;
sta seduto, osserva e tace,
poi ti mette sulla brace.
La domanda quando pone,
preso è il Capo da magone;
se imprecisa è la risposta,
ne fa un'altra a faccia tosta.
I ciarlieri non sopporta,
metterebbeli alla porta.

La divetta La moderna La dotta
Questa svetta, è una divetta;
a nessuno dà mai retta.
Alza spesso la manina,
vuole mettersi in vetrina.
Fa progetti, piani traccia,
del successo va alla caccia.
La divora l'ambizione,
vuole fare un figurone.
È frenata da un problema:
ha la faccia un poco scema.
La docente c'è moderna
che la classe mal governa:
mentre insegna, il caos regna,
ma di questo non si sdegna.
Generosa e parrocchiale
s'è buttata nel sociale.
Sempre in mezzo lei vuol stare,
tutto quanto a rimestare.
Alla critica è portata,
ma non nota che è sgraziata.
Questa dotta si ritiene
ed il naso su mantiene;
guarda gli altri con saccenza,
la trascina l'impazienza.
Si dimostra intollerante
col sorriso un po' sprezzante.
Se zitella è diventata,
colpa nostra non è stata;
se va in giro tutta storta,
proprio niente ce ne importa.

La signora La moscia Il missionario
Fra di noi c'è una signora
che da tanto s'addolora
nel vedere sconsolata
com'è vile l'adunata.
Essa è fine e coscienziosa,
dall'invidia non è mai rosa;
dall'aspetto assai gentile
che ci fa in questo porcile?
Sembra a volte missionaria,
non per questo visionaria.
La docente che s'affloscia
ogni tanto alza la coscia.
-Dove siamo? Chi è che grida?-
Si risveglia alle alte strida.
Forse meglio essere in classe
a cantare le sue lasse.
Essa è stanca, stanca morta
gli occhi gira all'atra porta.
Solo aspetta lei il momento
che finisca tal tormento.
Non vedete il missionario?
Della scuola è il legionario.
Pien d'ardore lui combatte
per avere due ciabatte.
Il suo volto è tutto acceso
pel progetto a lui sospeso.
Manifesta nervosismo,
mentre loda l'altruismo.
Parla ancora di missione
quest'emerito coglione.

La tuttofare Il leguleio Il competente
La docente tuttofare
pensa solo a snocciolare
progettini ed ardui piani
con sorrisi assai ruffiani.
Esser vuole conosciuta,
dal successo posseduta.
Per fortuna non s'avvera;
giorno e notte si dispera.
Il reale molto spesso
l'inculò senza permesso.
C'è il docente leguleio
che di tutti si crede er mejo;
ha da dire e da ridire,
se non parla può morire.
Chiosatore di rispetto
prima o poi scova il difetto:
è il valletto dei puntigli,
allevati come figli.
Sfoglia attento le sue leggi
per punirti se scorreggi.
C'è il docente competente
che mai al caso lascia niente.
In silenzio lui lavora
e col vanto non colora
ciò che chiede il suo dovere,
svolto pure con mestiere.
Prende in giro con cinismo
il lecchino conformismo
di quei quattro chiacchieroni
che a gloriarsi sono buoni.

L’indifferente La riciclata Robespierre
C'è il docente indifferente,
sembra quasi non presente.
Lui sta zitto e si compiace
il lavoro se è efficace.
Dei progetti se ne frega,
per lui sono una ciufega.
Apparire non gli piace,
e per questo spesso tace.
Liscerebbe con la lima
chi vuol stare sempre in cima.
L'insegnante riciclata
al sostegno s'è votata.
Per avere due quattrini
dedicata s'è ai bambini,
d'attenzione bisognosi,
aumentati numerosi.
Più non è triste precaria,
far vorrebbe la vicaria.
Ce l' ha fatta finalmente!
Essa a scuola non fa niente.
C'è il feroce professore
che ti guarda con rancore;
una mano non gli hai dato,
quando troppo s'è slargato.
Robespierre, suo modello,
in confronto era un pivello:
ghigliottina sempre sogna
per questi esseri da fogna.
Fino in fondo intransigente
non s'accorge che è perdente
.

L’assenteista Il pensatore L’impaziente
La docente spesso assente,
quando c'è, è divertente.
Il deciso lei contesta:
con s'è agito poca testa.
E' una vera porcheria
che giustizia non ci sia:
c'è chi arraffa tutto quanto
per diritto sacrosanto.
Protestando acre l'insorta,
forte poi sbatte la porta.
C'è il docente pensatore
che ti medita ore su ore:
dalla sera alla mattina
analizza la dottrina;
da mattina fino a sera
amoreggia con Chimera.
Pensa pure mentre dorme,
ha il cervello proprio abnorme.
Per il troppo cogitare
ha finito di cuccare.
Impaziente è questa qui,
s'arrovella tutto il dì:
porta a te le novità
che racimola qua e là.
Anche se essa poco sa,
lei le critiche ti fa.
A sparlare in giro va
senza tanta lealtà.
Non si salva manco il re
con la nostra coccodè.

La salottiera Il tranquillo La gattamorta
La docente salottiera
alza e abbassa la cerniera;
le coscette tutte rosa
lei ti mostra generosa;
accavalla la gambetta
poi leziosa lei cinguetta.
Quel che dice è strabiliante,
del nuovismo carburante:
è sparita la vecchia scuola!
Se ti basta la parola…
Porrei questo tra i tranquilli,
per la testa non ha grilli;
pensa solo ad insegnare
e non ama chiacchierare.
Per alcune è superato:
i progetti ha criticato,
non è mosso da pazzia.
Se ne vada presto via!
Così possono festanti
far gli alunni ignoranti.
Toc toc! Chi bussa alla porta?
È la nostra gattamorta.
In ritardo sempre arriva
l'impegnata nostra diva;
anche in classe la mattina
fa lo stesso, birichina;
il disordine fomenta,
della scuola poi lamenta
la diffusa ormai anarchia.
E si mette in malattia…

La professionista Il sindacalista L’efficiente
Quella ve' professionista
anche lei s'è messa in lista
a spolpar la scuola opima
dove adatto trova il clima.
Insegnante la mattina,
l'architetto è una volpina:
la parcella ti prepara,
mentre in classe c'è cagnara.
Il frutto è professionale
del lavoro mattinale.
Ecco qui il sindacalista,
il docente narcisista.
Se non prende la parola,
viene a lui la cacaiola.
Della scuola faccendiere
il controllo vuole avere
delle entrate e delle uscite,
dei progetti e delle gite.
Prima lui fa il leccaculo,
poi ti conta i peli in culo.
Finalmente una docente
dimostrantesi efficiente.
Non presume di sapere,
ha sincere le maniere;
e lavora col collega
senza fare una congrega.
Volentieri ella s'impegna
e soltanto bene insegna:
è morale professione,
non sacrale alta missione.

Il geloso La supplente Casanova
E' geloso 'sto docente,
caso strano della mente.
Poco sotto il Padreterno
si considera superno.
L'operato è suo perfetto,
guai se dici che ha un difetto.
Va soltanto a lui la lode,
altrimenti si corrode.
Cova dentro, ma non pare,
il guru è del camuffare.
Sconcertata è la supplente
dalle lagne ch'essa sente.
Nella classe è capitata,
pel gran caos nominata.
E così s'è resa conto,
dopo rapido confronto,
che meglio è cambiar lavoro,
se non altro per decoro.
Hai ragione, cara figlia!
Non per te è 'sta poltiglia.
C'è il docente giovincello:
Peter Pan è il suo modello.
Non vuol proprio invecchiare,
a sognar si lascia andare.
In palestra sgambetta ore
con il rischio d'un malore.
Casanova si ritiene,
ma un segreto egli mantiene:
per non far figura magra,
ha perfino preso il viagra.

La mascolina La pappamolla L’affamata
La docente mascolina
è una bella figurina.
Non indossa mai la gonna:
lei fa l'uomo, o fa la donna?
Voi direte: -Cosa cela?
Una vita parallela?-
-Facciam noi pettegolezzi?
Voi a sparlare siete avvezzi-
Stabilito non ha ancora
chi portare alla malora.
Frolla frulla Pappamolla,
più va avanti e più s'ammolla.
Si lamenta, insofferente,
della classe inconcludente.
Ma purtroppo è lei l'inetta,
che non sa stare a cassetta.
Si divertono i ragazzi
sbeffeggiandola con lazzi.
Cerca infine la vendetta,
ma non trova la bacchetta.
Affamata di moneta,
dei progetti apologeta,
la docente appiccicosa
ti perseguita ansiosa.
Segue questo, segue quello,
si riempie il suo corbello.
Per di più s'assenta spesso
con lunatico permesso,
mentre tu sei in riunione
a subire il tormentone.

La chiacchierona La mamma La lunatica
La docente chiacchierona
vuole fare la padrona.
A star zitta non riesce,
la sua ciarla cresce cresce:
parla, parla dei progetti,
degli alunni diavoletti,
delle cose che non vanno,
ansimando con affanno.
Dal suo raggio sta' lontano,
può innaffiare la tua mano.
Voi vedete questa stanca,
molti soldi non ha in banca.
Ha tre figli a cui badare,
ma le tocca qui restare
a sentire le stronzate,
e le nuove e le datate,
del Collegio Educatore
del buon tempo scialatore.
Se per caso poi ti sbotta,
ha la testa, dicon, rotta.
Ogni scuola ne serba una;
cambia faccia come luna.
Alle dieci è tutta nera,
assomiglia egra alla sera;
alla mezza ride piena,
butta lieta via la pena.
Delle volte è come il miele,
altre volte è come il fiele.
Con noi adesso è riunita:
cupallegra ed impazzita.

La lassista Il giovane professore La rompiballe
La regina del lassismo,
sconquassata dal teppismo,
quasi quasi non sveniva
nel vedere trasgressiva
la sua classe scatenata
da lei stessa intossicata.
Aspra ora agita la scure,
minacciando bocciature.
Ma si sa che tuona invano,
presto passa l'uragano.
Il bel giovin professore
non è il dotto controllore
delle cose che tu dici;
e non spara alle pernici:
delle donne è cacciatore.
Per le nubili è un Adone
che balzar fa il loro cuore,
se sorride lui sornione;
se non parla in ansia sono,
se lui parla è un grato dono.
La docente rompiballe
è l'esperta delle falle.
Non sta zitta e si lamenta,
un'angoscia la tormenta:
non funziona questo e quello,
questa scuola è, sì, un bordello!
A te qui ora lo ripete,
salmodiando come un prete,
fino a quando il prof Cortese
non la manda a quel paese.

La ciarlatana L’autoritario La saputella
Immodesta è la docente
che si vanta per un niente.
- Nelle mie ore di lezione
non c'è mala educazione! -
assicura menzognera,
mentre infuria la bufera.
- Tutti quanti sono bravi,
si comportano da savi! -
Si rivela ciarlatana:
tanto grossa è la panzana.
Il docente autoritario
si guadagna il suo salario:
strilla energico e terribile,
per le mamme è un insensibile.
Scandalizza la collega
che col santo coro prega
la Madonna e Gesù Cristo
che zittiscano ’sto tristo.
Ma dai Due lui è ben protetto,
ché al lassismo dà un taglietto.
La docente saputella
non ha a posto le budella.
È incalzata in riunione
da tremenda evacuazione:
implacabile tormento,
un bisogno turbolento,
la fa correre angosciata
a suonare la serenata.
Quando torna liberata,
la seduta è terminata.

La bruttarella Il migliore La banderuola
La docente bruttarella
crede d’esser una stella.
L’occhio gira indagatore
sul Collegio Educatore
per vedere se qualcuno
osa fare il tribuno.
È permesso a lei soltanto
intonare il primo canto.
Non s’accorge che è stonata,
mentre inizia la cantata.
Sempre questo l'è incazzato,
sempre il viso ha tormentato,
sempre fa gli occhi furenti:
è il migliore tra i docenti.
Issa ligio una bandiera
grande onor per la carriera:
dappertutto vuole stare,
ogni cosa controllare.
Or vacilla la sua mente,
sta ridendo stranamente…
Nella nostra cara scuola
anche abbiam la Banderuola.
Basta un soffio e lei si muove,
gira pure mentre piove.
E se poi non soffia il vento,
va cercando uno strumento
che la schiena le accarezzi
con i suoi graditi vezzi.
Spesso poi cambia parere:
mostra allora il gran sedere.

Il sapiente La puntigliosa Il pignolo
- Perché, dimmi, sempre parli?
e la mente nostra tarli?
Perché un po' non ti riposi,
della lingua l'uso dosi? -
- Scherzi, tu! Se io non espongo
il pensier mio, sono monco;
se non agito la lingua,
par la scienza che s'estingua -
Questo emerito docente
è senz'altro un gran sapiente!
La docente puntigliosa,
molto spesso assai rognosa,
dal sorriso anchilosato
e lo sguardo incavolato,
oggi è lieta ed indulgente:
ti sorride apertamente.
Cosa mai sarà accaduto?
Ha la visita ricevuto
del suo caro amico empatico
che guarita l'ha col viatico.
Ecco il prof detto Pignolo:
tutto sonda il suo piolo!
L'orologio mette in moto,
e si gonfia a lui lo scroto,
se tu superi il minuto.
Dalla smania è posseduto:
vuol lui subito parlare,
la questione sviscerare,
sezionando l'intervento
con il suo sottil strumento.

La coppia La coppia modello La strana coppia
Con il collo quel proteso
e col viso quella acceso
sempre pronti a intervenire,
a esternare le proprie ire,
questo a dire che non va
e che questo non si fa,
e presentano progetti
per avere due spaghetti.
- E perché han le stesse voglie? -
- Essi son marito e moglie! -
Che la coppia sia assortita
lo si vede da una vita.
E gioie e rabbie han diviso,
hanno pianto ed hanno riso.
Ma un bel giorno soffia il vento
e s'oscura il firmamento:
lei lo lascia per dispetto,
in un altro lui entra letto.
Piange ancora, poverella!
Vive lui con la sua bella.
Quelle due son sempre insieme,
il lor cuore sempre freme:
sbuffa quella, sbuffa l'altra,
parla quella, parla l'altra.
- Son per caso due gemelle? -
- No! Sono esse sentinelle
dell'amata nostra scuola
che la vita lor consola -
- E si scambiano i mariti? -
- Giammai! I maschi son proibiti! -

La nuova coppia L'altra coppia La coppia diversa
Questa qui è la nuova coppia,
se lui punta, lei raddoppia.
Mi sai dire chi ha il timone,
chi comanda sul barcone?
Lui - diciamo - in apparenza,
lei però tira la lenza.
Ambiziosa e silenziosa
lo manovra senza posa,
tanto lui è molto felice
la sua d'essere cornice.
Qui vediamo l'altra coppia:
all'occorrenza si sdoppia.
Uno, zitto, ascolta in pace,
l'altro parla e mai non tace.
Interviene ora lo Zitto?
L'altro sembra tutto afflitto;
e chi tace ghigna spesso,
quando l'altro cerca il lesso.
- Sempre insieme però sono! -
- Sì, uno è dell'altro il patrono! -
È la coppia qui irridente
il lezioso Dirigente
che ti parla col dir nulla
come a bimbi nella culla.
Se la spassano di cuore
a sentire per ore e ore
sempre mai le stesse cose
per la ratio assai ingiuriose.
Da anni sono accomunati
a ghignar sui falsi dati.

La litigiosa Il menefreghista L'insoddisfatta
La collega litigiosa
è da trista invidia rosa.
La regina è delle beghe,
essa attacca le colleghe;
se per caso son lodate,
esse a tutti l'hanno data.
Vuole stare in prima fila,
e l'acuta lingua affila;
ma le labbra lei si taglia,
mentre fuori ora la scaglia.
Parla adesso il "plus" collega
che di tutto se ne frega;
svolge lui questo mestiere
per empire il suo paniere.
È un emerito ingegnere
che persegue due carriere:
quella a scuola è di supporto,
quella a casa non va in porto.
- Ma che razza d'ingegnere! -
- Del far nulla è gran pioniere. -
- Di continuo chi si lagna? -
- Molto poco chi guadagna? -
È' la nostra insoddisfatta
che al lavoro mal s'adatta.
- Questo misero stipendio
del docente è vilipendio!
Io mi sento maltrattata,
e sono anche laureata! -
- Ma a far nulla a scuola attendi,
è anche troppo quel che prendi! -

Il tutore La pettegola Lo scrittore
Non parla oggi il professore
degli alunni gran tutore.
Prende appunti a tutto spiano:
quest'è un fatto molto strano.
Lui di solito interviene
ed esterna le sue pene,
i diritti sbandierando,
i doveri svalutando
dei suoi tutti cari alunni
che ieri pure han fatto gli unni.
Con il viso di Gerione
segue lei la discussione.
Non si perde una parola:
la cronista è della scuola.
Nel contempo non sta zitta,
ma ti parla fitta fitta
all’orecchio dell’amica
fino ad ieri sua nemica.
Emettendo poi un sospiro,
il veleno spruzza in giro.
Là vediamo lo scrittore
di racconti non d'amore,
ma di morti imbalsamati
e di zombi resuscitati.
Tutto bianco, tutto magro
tocca sempre l'osso sacro,
quando ascolta l'intervento
del suo amico cuor contento,
che gli ispira nel profondo
un racconto nuovo immondo.

La ritardataria L'eloquente L'arrivata
Quando suona la campana,
la vip frottola è lontana;
quando c'è una riunione,
soffre lei d'indigestione.
In ritardo sempre arriva
la docente lavativa.
Poi si siede in prima fila
e interventi tanti infila
per mostrare com'è zelante,
lei, del tempo commerciante.
Questo esimio professore
è un forbito dicitore.
Dalla sua sapiente bocca
un fiume aulico trabocca:
cita spesso Cicerone
con il solito svarione;
non mancar può l'Alighieri
dei cui versi orna i pensieri.
Eloquente d'esser crede,
ch' è spocchioso, no, non vede.
Arrogante ben lei pensa
d'aver piena la dispensa;
tutti guarda con disprezzo
calcolando il loro prezzo;
cambia spesso la pelliccia,
dell'aver nostro s'impiccia;
si lamenta dei ragazzi
che plebei fanno schiamazzi.
- Vai via, non è il tuo lavoro!
Non a scuola serve l'oro -

L'informato

La sportiva Lo spaccatutto
Letti appena i due verbali,
frusciar senti due giornali.
È il prof super informato
dello scoop infatuato
che ti sforna le primizie
delle inutili notizie.
Sfoglia lui da vero artista,
nulla sfugge alla sua vista.
Ed in classe fa lo stesso,
colto amante del progresso.
Sempre in tuta questa gira,
a ogni vetro si rimira
il sedere grosso e basso,
duro - dice - come sasso.
Con fracasso or si siede
e la sedia quasi cede.
Non contenta del rumore,
la voce alza con furore:
- Con lo sport lo studio è sano! -
Che il suo culo rende vano.
Ecco qui lo spaccatutto
della scuola grande frutto.
Un imbuto è la sua bocca
e la lingua sempre schiocca.
Pensa e dice cento cose,
la sua boria è senza dose.
Far si deve questo e quello
urla il nostro saputello.
Ma dal fondo della sala
c'è chi grida: - Cala, cala! -

L'eterna adolescente

Il riformatore La pensionata
Ecco là la cinquantenne
dall'età per nulla indenne.
Spalma in viso creme e creme,
coi massaggi il lardo spreme.
S'è ristretta la gonnina,
e sculetta se cammina.
La camicia troppo corta
una t'apre vecchia porta,
e ti mostra l'ombelico.
- Ma che baffi ha l'impudico! -
Urla il suo costui daffare
tanto sa lui cosa fare.
Sempre primo a far proposte
di riforme, senza soste.
Gira, gira per la scuola,
barbablù Savonarola,
riprendendo questo e quello,
iracondo fraticello,
e da lui sei condannato,
se per caso l'hai snobbato.
Ha la super prof deciso
di scappare all'improvviso
dalle angosce della scuola
che le stringono la gola.
Spesso ha fatto la badessa,
fino a che l'hanno estromessa.
Non contenta ella va via
ammalata d'isteria.
- Tutti me rimpiangeranno! -
- Tutti se ne sbatteranno! -

L'ambiziosa

Il pensionato La  malata
Con la faccia tutta tesa,
anche quando non è in chiesa,
secca e magra, pelle ed ossa,
la contessa di Canossa
crede d'esser l'ambiziosa
maestrina desiderosa.
È da tempo che lei aspetta
di sedere sulla vetta
dell'Olimpo della scuola.
Ma non sa che il tempo vola!
Dagli alunni apprezzato,
dai colleghi rispettato,
ben gradito ai genitori,
invidiato dai censori,
il decano va in pensione.
Una vita ha lavorato,
ai ragazzi ha insegnato
coerenza e precisione.
Non superbo, sempre aperto,
buon esempio a tutti ha offerto.
Rode questa un male atroce,
e ti mette tutti in croce.
Oggi mal le fa la pancia,
ieri il dente le doleva;
ieri il cuore palpitava,
oggi il cul fetori sgancia;
ieri preda delle vampe,
oggi soffre mal di gambe.
- Che le ha detto il cartomante? -
- Fatti subito un amante! -

La ridanciana

L'adulatore La sognatrice
Ride quella, ride allegra,
ride pure mentre prega.
Si lamenta e insieme ride,
e, se piangono, lei ride.
Ride quando fa lezione
e durante la minzione.
Mentre ride parla pure
e racconta sol sciagure.
Quando gode, che succede?
Grida e ride, stelle vede.
Il tenace adulatore
loda il Capo per ore e ore:
finalmente uno capace
di tener alta la face
del Sapere ormai negletto
(quasi quasi gli offre il retto).
Ma non è ch'al Capo piaccia
rovinare la sua faccia,
per cui dice: - Moderate
tali incongrue sviolinate! -
Cosa fa la sognatrice?
Poesie scrive l'autrice,
mentre strepita il Collegio
sull'antico comma regio.
Vola in alto, su nel cielo
adornata d'ascreo velo.
Nella Torre si rifugia
ove il sacro fuoco brucia.
Ma con gli occhi chiusi pare
di dormire o di sognare?

La famosa

Mandrillone La gitante
La famosa in TV è stata
a mostrar quant'è gonfiata.
Rifiutati i suoi progetti,
i docenti sono inetti:
frasi sibila offensive
con risate convulsive,
piena d'ira spregiativa
sprizza spruzza la saliva.
Ora siede, verde, enfiata,
dal Collegio trascurata.
Il mandrillo Mandrillone
or s'aggiusta il capitone.
Fissa ingordo le docenti
dalle gambe seducenti.
Domandare a lui non devi
come vanno i suoi allievi;
non sa nulla dei progetti,
pensa ai seni rotondetti.
Con lo sguardo suo predace
mira spoglia sogna, e… tace.
 
Impaziente insofferente
sbuffa buffa prepotente.
Tutti zitti! Parla lei,
la gitante degli dei.
- Siete rozzi, non capite
l'importanza delle gite.
Se qualcuno rema contro,
io lo prendo come affronto! -
Trema tutta incollerita:
sa che mai farà la gita!

Bracalone

La turista Il Preside Camomilla
Sta seduto Bracalone
sulla sedia stravaccato,
stropicciato il mutandone,
sembra mezzo addormentato.
Ruota assorto il medio dito
nell'orecchio ben inserito,
con la mano si palpeggia
quella cosa che serpeggia.
Tu dirai: - Qui, che ci fa,
se grattarsi solo sa? -
Si riposa Maria Rosa
in quest'ora lunga afosa.
Lesta sventola il ventaglio,
mentre pensa al suo bagaglio.
Vuole subito partire,
scoccia assai stare a sentire
del Collegio le scemate
e le gite programmate.
- Tempo perso, mamma mia.
Ora me ne vado via! -
Ecco il nostro Camomilla,
grande re della postilla.
Sempre chiuso in Presidenza,
sempre adora la Prudenza.
Le sue leggi studia bene,
circolari tien nel gene.
In Collegio parla piano,
grigio, fioco capitano:
sembra mago Merelino
travestito da becchino.


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