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Poesie |
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Ho ricevuto molte lamentele, critiche forti e volgari rimbrotti da parte di chi a non veder s’ostina come la scuola alla deriva vada. Con una storia rispondo ai richiami dei tanti ipocriti e dei vari illusi. Non abbiatevene a male se il vero dico e se scomode cose racconto. |
| 1 Dicono molti ch’io malvolentieri la professione svolga d’insegnante; ma come questi siano poco seri con sincerità vi spiego all’istante. Già da quando ero preso dai misteri della vita e le ansie erano tante tra i banchi del liceo sgorgò il pensiero che mi tracciò del futuro il sentiero. 2 Trascinato dall’onda del sapere, assecondai l’intima inclinazione e senza questo slancio trattenere mi dedicai alla bella professione. Felice mi potevo ritenere d’aver trovato una sistemazione. Al denaro non avevo pensato fino al giorno in cui mi sono sposato. 3 Fino ad allora insegnai con passione, ma per il basso stipendio indignato di lasciare pensai la professione. M’iscrissi con molti altri al sindacato per migliorare la grama situazione: ridicolo e pietoso il risultato. Per il fallimento giustificare, di missione si cominciò a parlare. 4 - L’insegnamento è una grande missione - in giro si diceva infervorati. - Adatta a pochi è questa professione - Aumentavano intanto gli arruolati. - Da voi lontana la rassegnazione, dal sacro fuoco siate stimolati!- Son trent’anni che questo sento dire, e sempre vedo i docenti intristire. 5 - Perché mai sei rimasto e ti lamenti? Del tuo modo d’agire son perplesso - - Non è facile cambiare gli eventi: di malavoglia accettai il compromesso, per evitare altri e maggiori stenti. E ricorda, se ti sembro un po’ fesso, cosa sopportar devi nella vita, se viver non vuoi come un cenobita - 6 Intanto la scuola si trasformava: arrivavano le pseudoriforme, dei docenti lo status peggiorava, bussavano alla porta grandi torme di gente che un posticello cercava. La scuola parcheggio divenne enorme, degli insegnanti l’impreparazione la pubblica solleticò opinione. 7 Da Torino si diffuse a Tropea che guadagnassero i docenti molto; mai smentì il sindacato la nomea, anzi il corpo insegnanti stimò incolto, e insieme coi politici in trincea lo spedì dove in breve fu travolto. In cambio ottennero i docenti il posto, ma ancora aspettano il promesso arrosto. 8 Posto donato, rimedio trovato: lavorar poco e guadagnare meno; tale il frutto del patto con lo Stato. E benché il carrozzone sia strapieno, alla mendica orda ricetto è dato; tanto si va avanti con lo stesso treno: invece di uno, paghiamone due, tanto l’insegnante è un placido bue. 9 Negli anni Ottanta s’iniziò a parlare di professionalità dei docenti. Da professionisti potete osare chiedere degli aumenti consistenti, e se no vi dovete accontentare di prendere ancora botte sui denti. Non eravamo già professionisti? Signor no! Soltanto poveri cristi. 10 E il sindacato che cosa faceva? Sul fuoco soffiava del malcontento, incapaci intanto ci dipingeva; da una parte gridava: - Aggiornamento!- e dall’altra soldoni prometteva. Si dimostrava perfetto strumento in mano ai politici manovrieri, che cambiano oggi le promesse di ieri. 11 - Il fatto è che i docenti troppi sono e non bastano per tutti i quattrini. Frignate, ma non rifiutate il dono; ve la spassate, cari poverini, e sfacciati pretendete anche il buono. Provate a fare, se vi va, i facchini. - - Sì, molti siamo, non per colpa nostra, ma della irresponsabilità vostra. - prosegui |
12 Alleati vi siete coi governi, o di governare avete presunto; e per apparir sempre più moderni, le casse dello Stato avete munto, scarso latte a tutti dando materni, pur vedendo l’insegnante consunto. Accresciuto voi avete la clientela, e mai s’è fermata tale sequela. 13 Quando le schede di valutazione ricordo, un senso di nausea m’afferra; burocrati scribacchini in azione eravamo, reclusi nella serra del risaputo, da improvvisazione incalzati, a giudizi terra terra aprivamo l’alacre nostra mente, scrivendo cose dal sapor di niente. 14 Il ridicolo negli anni Novanta è stato raggiunto con il "gradone", con cui finalmente il docente canta vittoria e lieto plaude all’invenzione del sindacato che di lodi s’ammanta, quando ai governanti presta il bastone e mostra agli insegnanti la carota, mentre essi fessi lo seguono a ruota. 15 Gli stupidi corsi d’aggiornamento a gran voce dall’IRRSAE perorati si dimostrarono vano strumento anche con l’apporto dei sindacati. Subirono i docenti tal tormento da una pagnotta più grossa allettati; sorbirsi dovettero falsi esperti, perfino nella grammatica incerti. 16 Intanto le fatidiche parole: dedizione, professionalità, missione sgorgavano dalle gole dei soldati della precarietà, che inseguivano le fallaci fole della novella sussidiarietà, al gratuito anelando e certo posto, ottenendo di converso l’opposto. 17 Han regnato negli ultimi trent’anni il disordine ed il pressappochismo; a poco è servito cambiare i panni alla scuola con furbesco cinismo. I docenti irretiti dagli inganni pezzenti illudono il professionismo. Visto avete mai come gli insegnanti si portano? Da veri mendicanti. 18 E poi si chiamano professionisti, (se trascurano persino se stessi!), diventando ludibrio di teppisti, che nella scuola aperta sono ammessi a tormentare gli stessi lassisti dell’Educazione gli eletti messi. Non guasterebbe un po’ di coerenza a gente portatrice di sapienza. 19 Lamentano la propria condizione, ma per cambiarla poco o nulla fanno; in pacifica attendono inazione che qualcuno tolga loro l’affanno, anche se si tratta d’un imbroglione. E’ sufficiente sventolare un panno che subito da grandi creduloni ansiosi rincorrono le illusioni. 20 In un circolo vizioso noi siamo: desideriamo uno stipendio giusto, ma aumentare le ore non possiamo, perché in troppi ci abbiamo preso gusto. Da tale situazione non usciamo, se con cura non piantiamo l’arbusto della correttezza professionale e non sfoltiamo audaci il personale. 21 Perché finalmente uno sia pagato, e non due con la medesima somma; e che riconoscimento sia dato a chi d’incapacità non s’aggromma. Molti nella scuola hanno soggiornato, e tutti se ne sono accorti: insomma non si risolvono i vecchi problemi, accettando di passare per scemi. 22 Dopo trent’anni, come ben vedete, la scuola si ritrova in cattive acque; e spegnere non può l’ardente sete il popolo educatore che tacque, fiducioso delle promesse viete; del tempo libero si compiacque, or si duole strillando ai quattro venti che l’Istruzione è in balia di dementi. |
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Endecasillabando Bella sappi che tu tanto ci manchi. Ornata con gioielli luminosi. Rosse le tue gote, i denti bianchi. Seni rotondi così vigorosi. Eretta tua figura tra li banchi. Lasciavi che noi fossimo golosi. Ludiche bestie, retrocessi branchi. Avidi s’era dei guardi tuoi gelosi. Donna, a malapena ci vedesti. Orba, altezzosa, nei meandri persa. Mia musa, quando tu nuda ti vesti. Esterna lo spirto tuo com’aria tersa. Non lesinar ai nostri cor sì mesti. I tuoi sorrisi con quell’aria sversa. Concedici la grazia dei tuoi gesti. Onora almeno quest’anima c’ho persa. (Domenico) |
Omaggio al poeta Io sì che m’illumino d’immenso, Quando faccio la faccia da melenso, Io sì che m’illumino d’immenso, Quando io mi lodo e poi m’incenso, Io sì che m’illumino d’immenso, Quando faccio un sugo troppo denso, Io sì che m’illumino d’immenso, Quando ammiro lui…Camillo Benso, Io sì che m’illumino d’immenso, Quando tifo per Lucia e non per “Renso” Io sì che m’illumino d’immenso, Quando per baciarti chiedo 'l consenso, Io sì che m’illumino d’immenso, Quando sento un profumo intenso, Io sì che m’illumino d’immenso, Quando la rabbia nel mio cuor addenso, Io sì che m’illumino d’immenso, Quando ciò che scrivo ora… non ha senso, Dico STOP! a sti vocaboli a nolo …che l’immenso s’illumini da solo! (Domenico) |
| Sfrigolano le stelle
Sfrigolano le stelle sul pane fresco delle mie ore mentre in onde il grano m'affoga di cielo e fiorisco nel volo degli uccelli parlando con l'eco gridando vallate frantumandomi il volto nella danza sincopata dei semafori metropolitani. Un miglio d'oro mi legge la carne misurando in numeri vuoti la corsa del mio respiro la danza stanca del mio sguardo e nella coppa delle mani si versa la notte che bevo come un'acqua d'oblio. Si schiude la mia bocca in petali al mattino. Sul duplice urto del giorno e della notte mi scorre nelle vene l'acqua del mare, ed i miei sogni sono ali di corallo correnti d'alghe ed il gracidare delle rane. (Emiliano Laurenzi) |
| Binario Binario, parallelo, verso un futuro che non vuoi, che ti dice,che qualcosa è finito, è ora di tornare, di partire; binario arrugginito e ferroso, pieno di neve; il treno arriverà,forse, oppure no, col suo solito ritardo; e tu nella sala di aspetto, quadrata , grigia, le piastrelle polverose, passa lo scopino, che fa finta di pulire qualcosa; qualcuno telefona, qualche altro sbuffa, chi maledice i treni, chi pensa al ritardo; e tu che vorresti non far partire, la persona, vorresti fermarla, portare indietro le lancette; poi finalmente ecco il treno, massiccio e sferragliante, si ferma, la persona sale, e vorresti andartene con lei, scappare via; la saluti con la mano; poi il treno si muove, e diventa sempre più piccolo all’orizzonte; e diventa piccolo , un punto che si confonde col cielo; è andato, finito, partito; e il tuo cuore piange un po’ di dentro; e senti solo, la tristezza, d’un arrivederci, ed è di nuovo, la tua vita. (Stefano Medel) Apri gli occhi nervosi, Ombre Parigi di notte, |
La vita gira È la vita, che tutto, gira, girano le scatole, girano i pianeti, e tutto gira, girano i giorni, dove tutto inizia e finisce in fretta, e il bello, stà nell’attesa, nel desiderio; stà negli attimi presenti, nella felicità del momento, nel vivere alla giornata, ma la vita, fugge lo stesso; che ci pensi o no, che ti frega o no; e qualcosa devi fare,per te, per te, sognare, pensare, avere un idea da realizzare, cose da fare, momenti da gustare; cercando la felicità,che avevi una volta; che è svanita con l’età, ma era meglio, era meglio allora; meglio di tutto questo, da cui stai fuori,e basta. (Stefano Medel) Và, Festa, Giorno di pioggia, Egitto, |
Dissolvenza notturna Buio, cappa nera, un velo scuro fuori; le persiane chiuse; non senti, che il nulla, dissolvenza, notte, presto, avrai il riposo. (Stefano Medel) Poesia Un milione Notte, Stanzina, |
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