Collegi dei Docenti

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1

      Oh, come mi diverto!

Oh, come m’annoio!

Avventura

Mentulae

 Bagigi  

Organico funzionale

POF

Ora vi sistemo, brutte bestie!

 

2

Malvasia

Accusa

Terra straniera

Collegio

Inizio

Visite d’istruzione

Collegio Docenti di Giugno

 

Visite d’istruzione
Sbigottito io rimango, non si balla
più il tango, ma si suona il violino,
l’archetto azionando dell’inchino,
a sghimbescio colpi dando alla spalla.
Ognuno finalmente senza urlare
i dubbi può e le critiche avanzare?
Parrebbe un sogno; ma già sotto sotto
qualcuno pensa di fare filotto.
 
Quest’anno non si litiga, perbacco!
Chi mai gli ha messo la testa nel sacco?
Tutto secondo il suo volere incede,
per cui le altrui malefatte non vede?
O il Capo ha ferma mano e non si lascia
manovrare? Calmo è lui e non s’ambascia
se il discorso ‘sto pedante gli sfascia;
a sentir le cazzate non s’accascia,
passa subito al voto con rigore:
- Alziamo la manina, per favore -
ed ai docenti mette in pace il cuore.
E quell’altra che scalpita in silenzio?
S’appresta acre a mescolare l’assenzio
da propinare al momento opportuno
a colui che la contesta importuno?
 
Dove sono andate le litigate?
Rallegravano le nostre giornate!
Ora tutto è ligio, anzi tutto è floscio:
che fare per risvegliare l’inconscio?
Attenti, silenziosi i professori
sonnecchiano di Morfeo ai sopori.
Possibile che tutto fili liscio?
Che abbiano paura dello scudiscio?
 
Primo punto: visite d’istruzione.
Le perle son della programmazione.
Svariate sono le esagerazioni
a sentir le magnifiche invenzioni:
raffinate attività programmate
si rincorrono alacri forsennate.
Tredici sono le gite allestite!
Quanti son gli insegnanti? - Udite, udite:  
ñ
ventuno docenti per nove classi,
normale che qualcuno se la spassi!
Ma a me questo gioco dell’apparenza
pare frutto di sciocca compiacenza:
a che serve mostrare tanto d’ali,
quando il volo sfiora solo i fondali?
Mancano i docenti accompagnatori:
ti guardano in cagnesco delle gite
gli autori, occorre duplicar le vite
spaccando a metà i nostri professori!
Il tutto bene avete programmato?
Delle vostre arie ho sempre dubitato.
Gonfiate pancia e petto: - Quel progetto
scaturito dalla mia mente fina,
da tutti valutato una perlina,
dai genitori è stato ben accetto.
Ed ora quattro ceffi disgraziati
accusano che i dati son truccati.
Dite piuttosto: Volete in quel posto
ficcarmelo, adducendo l’alto costo?
O di proposito voi non volete
a visite partecipare e a gite
la nostra attività boicottando
e d’esser poco seri dimostrando? -
- Falla finita, gonfiato pallone!
Adesso stai pagando l’ambizione.
Volevi i colleghi ai tuoi piedi stesi,
senza saper che vari sono i pesi.
Io in un modo, tu in un altro la vedi,
non me ne frega di quello in cui credi;
pensa soltanto a non strafare tanto
e delle tue azioni non menar vanto.
Perché mai tutta questa frenesia?
Vuoi sbancare con la demagogia?
Cambia mestiere, se tu col sedere
vuoi fare carriera, e inizia a tacere -
 
Alla fine, tuttavia, la seduta
si è rivelata molto contenuta.
E questa volta è la prima volta
che dopo tanti anni in orario è sciolta
e la nostra mente non è stravolta.

 Mosca

Malvasia

Le budella s’attorcigliano
mentre taluni sbadigliano
alla lettura avvilente
del verbale precedente.
Oggi pure mi sa tanto
dovremo pregare un santo
che l’inutile riunione
non risvegli il Minchione.
Il verbale è approvato
con assenso scontato.
Solo a por cavilli assai
s’avvia Pignolo Banzai.
Replica il Capo retorico,
il suo viso è molto euforico.
Che cosa mette in rilievo?
Noi ridiamo con sollievo.
Una discussione inizia,
di scemenze la primizia;
d’autonomia ancor si parla,
è il momento della ciarla!
 
Ecco il Menade invasato
(ieri il vino ho travasato)
che è preso da frenesia
(vuoi bere la malvasia?)
Quale è stata la conclusione?
La quotata commissione
cambia subito obiettivo
e a settembre pon l’arrivo.
Il Collegio è un perdigiorno,
perché dell’Ordine del Giorno
non è ancora al primo punto
osservo con disappunto.
Le gazze fuori ciarlano,
mentre i docenti strillano,
facendo a quanto pare
da perfetto contraltare
alla cagnara riottosa
che monta disgustosa.
 
Sono stanco di vedere
questi uomini del sapere
per inezie litigare
e il buon senso maltrattare.
– Mi spiegate, per favore,
la causa di tal livore?–             
prosegui

– Che livore! Si ragiona,
la questione ci appassiona –
– Sacre son le mie ragioni,
io non cedo a due coglioni –
– Se di me non ha rispetto,
voto contro il suo progetto –
– Sei per caso un impiccione?
O difendi l’amicone?–
– Contro di me s’è schierato:
che affronto premeditato!
Mira a prendere il mio posto,
vuole lui fare il preposto –
– Non faccio quel che lei dice,
la mia cara filatrice;
lei s’atteggia a grand’esperta,
tesse intanto la coperta –
– Quando parla, vedo rosso,
ascoltarla più non posso;
la sua voce è fastidiosa,
da sciantosa è la sua posa –
 
E così di volta in volta
si scatena quest’accolta.
Qual consiglio voi dareste
per sanare simil peste?
Che lavorino i docenti
senza tanti complimenti;
lor s’insegni la creanza,
sia ridotta la vacanza.
Che imparino a programmare,
sanno solo chiacchierare.
I superflui eliminate
(ce ne sono a carrellate);
lo stipendio sia aumentato
a chi a spasso non è andato.
Se il suo hobby vuol praticare,
io al suo posto devo stare?
Con i suoi alunni lavori
che problemi hanno notori;
e non vada a sollazzarsi,
lasciando agli altri il da farsi.
 
Detto questo, ora concludo,
oggi sono stato crudo.
Meglio chiudere il verbale.
E riprende il rituale…

Drago con mazza

Accusa  

Primo punto dell’ordine del giorno
con una bomba toglierei di torno
le varie riunioni demenziali
che ci apportano scocciature e mali.
La solita ogni volta trita tiritera
ripetuta allo spasimo da mane a sera:
professionalità dobbiamo dimostrare
per andar felici poi ad elemosinare
un pezzetto di pagnotta con mortadella
o cento fagioli da mettere in padella.
 
Si provveda con acuta attenzione
i libri a sceglier di nuova adozione.
Nessuna paura, nessun dolore,
tutto è scelto con estremo rigore;
tutto fila liscio, e bene procede,
sapete voi ora che cosa succede?
I testi proposti sono i migliori;
quelli che noi finora abbiamo avuto
li mandiamo con un caro saluto
al macero, realtà dello spreco
di cui anno per anno sentiamo l’eco.
Ma, colleghi cari, talvolta io sono matto
e libero di pensare al vostro malfatto.
Qualcosa mi spinge all’irritazione.
Vi accuso: nemmeno la relazione
avete fatto! Le case editrici,
perbacco, per non stancar le cervici
vostre, vi han preparato con destrezza
testo, contesto, critica, ricchezza
degli argomenti validi e mirati
dei didattici libri insuperati,
dell’insegnante magico strumento
e nuovo punto di riferimento.
 
Seguendo, formali, l’annosa prassi
alla formazione poi delle classi
passiamo pronti senza alcun indugio.   
prosegui

Armati tutti siamo d’archibugio:
miriamo con l’occhio sinistro chiuso,
il grilletto premiamo a duro muso,
truci facciamo fuoco dirompente
anche contro chi non c’entra niente.
 
Si litiga con passione,
come in ogni riunione;
sotto sotto striscia invidia
a braccetto di perfidia.
Vuol per forza governare
e il ben fatto rovinare
il docente assatanato
sempre sempre corrucciato.
La manovra è stomacosa:
ci guadagna qualche cosa?
Proprio nulla, caro amico;
si comporta da mendico.
Sembra disinteressato,
ma perché è sfegatato?
Cela forse una paura?
Ha la sede non sicura?
E’ per questo che congiura:
pensa bene alla cintura.
Qualche classe sparirà?
Questo ancora non si sa.
 
Se così fosse, contento sarei,
irritanti le scosse eviterei
al sistema nervoso già tranquillo,
causate dal patrono del cavillo
per un incomprensibile motivo
arcano nonché malsano e lesivo.
Che fetore, che sconcezza,
che squallore, che tristezza.
Qui ci vorrebbe d’Achille lo scudo,
altro non aggiungo e il ragguaglio chiudo.

Io son toro, ce l'ho d'oro!

                         Terra straniera

Alla fine dell’inane riunione
Corbellino va in ebollizione;
<<Mi avete scoglionato!>>
grida a gran voce adirato,
e, come se nulla fosse,
con le gote tutte rosse,
con la faccia nera nera
se ne va e buona sera!
Perché mai s’è incazzato?
Il consenso non gli abbiam dato!
Lui invita gli stranieri, generoso!,
 poi agli altri vuol passare il coso.
Se vuol fare il gran sultano,
può andare per Lignano
senza rompere le scatole
con le sue carabattole.
Lui l’invito ha esternato
con accento molto alato,
senza accorgersi per nulla
che parlava come Fanfulla.
Usa adesso parole grosse,
lancia anatemi da Minosse.
Ma che vuoi, bello mio!
Non senti il mormorio
di aperta disapprovazione
alla tua ingenua azione?
Volevi fare una gran grigliata,
invece hai fatto una stronzata!
Se hai voglia di una straniera
prepara la mongolfiera,
e vola vola su in alto
e scatena il tuo assalto.

Ma attento bene stai!
Ché se cilecca tu farai
per l’italica tosta gente
agire poco virilmente
è proprio inconcepibile
è assai assai risibile;
è un grande disonore
vedere un trombatore
perder l’uggiosa faccia
in cambio d’una focaccia.

Ti saluto senza rispetto,
però ti offro un taglietto.

Arrivederci al prossimo Collegio,
mio caro amico, signore egregio,
sperando una volta tanto almeno
che tu alle scemenze metta il freno.


                       Grillo

Collegio Docenti

Che bella parata di tromboni
queste ricorrenti riunioni!
Ventitré minuti per l’appello,
trenta pel retorico cappello
vi hanno scombussolato il cervello.
Perder tempo per il calendario
è certo un fatto straordinario;
assegnare i docenti alle classi:
vieta prassi. Meglio far due passi.
Si parla ora di programmazione
che fa la rima con dilazione:
non si concerta manco un’azione.
 
E di punto in punto,
(senza contrappunto),
con fare abitudinario
recitiamo noi il rosario
didattico e pedagogico
(e perfino psicagogico):
lento e insipiente il calvario
tre ore dura velleitario.
 
Ogni anno la stessa storia,
è preludio di baldoria.
Apparire è l’obiettivo
principale e pervasivo!
Tutto funziona a perfezione:
è l’annuale ripetizione
della gran menzogna esternata
sulla scuola deteriorata.
Apriamo subito i battenti,
lavorino sodo i docenti.
Fan gli alunni collezione
di insegnanti in successione:
dopo un mese ne sentono tanti
che si ritrovano ridondanti
d’enciclopedico sapere,
difficile da contenere;
e, a nulla interessati, arroganti,
si danno tumultuosi e festanti
a dei comportamenti irritanti.
Debbono i docenti come santi
sopportare con rassegnazione
l’incessante maleducazione.
E’ tutto bello, è una vera pacchia, 
la scuola va avanti senza macchia!       
prosegui

E’ stanco l’alunno e si riposa
per merito della numerosa
classe docente che s’avvicenda
con furioso ritmo da tregenda.
Gli insegnanti sono mal pagati,
ma anche dei grandi sfaticati.
- Un’ora in più ho lavorato! -
si dispera affaticato.
- Entro sempre alla prima ora! -
strilla irosa la signora.
- Esco sempre all’ultima ora! -
si rode l’animo ognora.
- Ho due buchi il giovedì!
Non è giusto stare qui -
- Sono libera il martedì! -
si lamenta questa qui.
- Mercoledì c’è il Consiglio!
A chi lascerò mio figlio? -
- Voglio il sabato giorno libero! -
urla ansioso il padan Celtibero.
- E’ proprio un orario del cazzo;
chi l’ ha fatto è certo un pazzo -
acre dice e sospettoso
col fegato tutto roso
Smerdaleone il professore
della scuola il difensore.
 
E così da tanto tempo
(anche quando c’è maltempo?),
proseguendo d’anno in anno,
crede ognun d’avere un danno,
d’essere perseguitato,
ingiustamente umiliato,
benché sia un superdotato,
capace di dimostrare
maestria nell’insegnare.
O colleghi, siate seri,
cari miei, siate sinceri;
frenate i vostri pensieri
d’alta megalomania,
ché percorriamo una via
di poveri in compagnia.
 
Concludo finalmente il verbale
della riunione inaugurale.

Gufo accademico   

Inizio anno scolastico
Legge il verbale Culto il dotto
che ha dato vita a tal prodotto.
Le parole corrono via
con la solita liturgia.
Tutti quanti sembrano felici
(i maestri innanzitutto,
se non parlano sono in lutto)
d’aver posto le radici
pedagogiche, magnifiche e progressive
del processo educativo
dell’Istituto comprensivo
di Lignano Sabbiadoro
giù giù fino al piloro.
E’ passata già mezz’ora
e la discussione non inizia ancora.
I docenti ascoltan zitti
come tanti pesci fritti.
O cari miei, colleghi cari
i verbali brevi son rari,
essi vanno subito snelliti,
così redatti son dei bolliti.
C’è la signora Tal dei Tali
che tra le ruote mette i pali;
crede sia un bel passatempo
far perdere prezioso tempo,
criticando con voce aspra e chioccia
chi con le sue poche idee incoccia.
Finalmente il personale docente
inizia la discussione fervente
e prolissa dell’ordine del Giorno,
come fosse un prelibato contorno,
trattando con minuzia ogni punto
anche se in preda a grande disappunto.

Calendario scolastico 2000/2001
(sarebbe bello se non ci fosse alcuno!):
è importante le vacanze calcolare
per chi è abituato ad elemosinare.
Situazione dell’organico di fatto
(dello scorso anno si fa il ritratto)
e assegnazione dei Docenti alle classi
(si segue l’annosa e criticata prassi).
Alunni di handicap portatori
(gli insegnanti sono anche dottori!:  
prosegui
sono molti a Lignano ‘sti poveracci
che danno la pappa a vari michelacci.
Piano dell’Offerta Formativa
(la scuola va sempre più alla deriva):
scelta delle attività da incentivare
(le orecchie si drizzano, c’è da mangiare).
Esperta attività d’aggiornamento
(si vada piano con tale strumento):
viene approvato con molta passione
un corso (non lungo!) sulla comunicazione.
Alla materia si passa poi alternativa
con molto gaudio per chi si liscia l’ogiva.
Or è giunto il momento di quantificare
le ore del Collegio Docenti, dei Consigli
di Classe, interclasse e intersezione;
sembra di essere in una stazione:
tutti hanno voglia di viaggiare,
tutti le vacanze prolungare,
nessuno vuol lavorare.
Colleghi cari, invece di scagliar
pillacchere, invece di far
tante chiacchiere, cominciate a lavorare,
con i fatti a dimostrare
quanto bravi siate ad insegnare.
Segue il regolamento delle sedute
del Collegio dei Docenti: c’è da ridere
a sentir le ciance di chi vuol prendere
sempre la parola e correre con le sue mute
per far vedere quant’è bravo nella caccia
e intanto non pensa di perdere la faccia.
Si sviscera poi con passione e tattica
la programmazione educativa e didattica.
La nomina del docente di lingua latina
non si fa attendere questa mattina.
Veloci si decide di suddividere in quadrimestri
l’anno scolastico, ma non per i maestri.
Varie ed eventuali finalmente
tolgono il disturbo ad ogni docente.

Finito è il verbale,
mi fa male la cervicale;
ho seguito con stoicismo la tiritera
del dandismo esibito a raggiera.

 

  Collegio Docenti di  Giugno
Fine giugno: ecco l’ultimo Collegio
che chiude un anno veramente egregio.

C’è il Gran Capo che suona la chitarra,
dolce qualcun altro aziona il violino,
colui usar vorrebbe la scimitarra,
ansiosa pretende costei un inchino.

C’è chi tace e non acconsente affatto,
c’è chi si mostra molto soddisfatto,
c’è chi mai perde il vizio di sbuffare,
c’è chi si siede dietro per parlare,
c’è chi sfoglia attenta la sua agendina,
c’è chi vorrebbe andarsene in piscina…

Le solite iniziano cantilene,
identiche da anni le messinscene.
(Almeno una volta erano più brevi
e il tempo, sacro tempo, non perdevi!)

Non vi sto a raccontare tutto quanto
per non ripetere il noioso canto,
basti saper che l’ordine del giorno
da più di venticinque anni invariato
stantio presenta lo stesso contorno
che ad ogni fine anno viene gustato.

Tra odorosi zefiri di sudore
la lenta nenia attacca Camomilla
con un piatto resoconto incolore,
sgusciando tra i problemi come anguilla,
e con un falso incoerente velo
il marciume copre dello sfacelo
che ha aromatizzato la nostra scuola.
E tutti zitti con la museruola!
Anche chi ha abbaiato per tutto l’anno
ed ha insegnato con estremo affanno,
ché gli alunni si sono ammutinati
- una cara collega li ha appoggiati,
e Camomilla non li ha contrastati -
ma in compenso promossi sono stati!

Nelle medie oramai nuovi profeti
considerano illeciti i divieti;
seguono essi questa filosofia:
mandare tutti avanti, e così sia;
vadano a scocciare alle superiori,
le ripetenze sono deteriori.

Il Capo carismatico con voce
flebile e austera evoca la sua croce
nel raccontarci come è stato bravo,
nuovo Ponzio Pilato, a far l’ignavo:
a soggiacere a tutte le richieste,
ad accettare tutte le proteste
di figli, genitori, nonni e zie
senza mai bloccar le loro isterie;
ad elargire oboli e caramelle
ai docenti rompiglioni e loquaci,
ché non alimentassero fiammelle
o non si facessero troppo audaci.

Ecco! Il panegirico ora declama
dei progetti, delle attività svolte,
la nostra eccitando cara madama
che molteplici ha fatto giravolte
trafficando, e la sua classe lasciando
per un "attimo" al collega o al bidello;
e intanto gli alunni erano allo sbando,
lieti di ballare tal carosello.                
 prosegui
Ecco! Tocca ai preposti ora elogiarsi,
dettagliando le gravose fatiche
cui con pena han dovuto sobbarcarsi
per ricevere soltanto molliche.

Ecco! Le due solite maestrine
che devono per forza intervenire
con varie annotazioni bizantine
per farsi da Camomilla applaudire.

Ecco! Dei fatti incresciosi si tace:
agli insegnanti piace stare in pace;
l’estate ci chiama e non è il momento
di procedere all’accapigliamento.

Ecco! Il prof dalla classe tartassato
mogio e zitto siede tranquillo,
proprio lui che sempre ci ha enumerato
le manchevolezze di Camomilla.

(Così chiamato è stato il nostro Manager,
altresì denominato Gran Monager;
Preside nomato un tempo, poi Capo
d’Istituto ed ora Dirigente)

Gira e rigira siamo sempre a capo:
ad un incompetente un saccente,
ad un furioso subentra un dormiente.
Risultato: litri di camomilla
erogati da una saggia autobotte
ha spento la nostra ardente favilla,
ed in più i docenti hanno le ossa rotte.

E’ stato l’anno delle circolari,
dalla slot-machine dei segretari
sputate per qualsiasi situazione
con burocratica circospezione:
per ogni azione la sua circolare,
quasi pure per andare a pisciare.

Dal ciarpame delle carte gravate,
sbagliato hanno spesso le applicate
che passavano gran tempo a studiare
come preparare la circolare.

Sagace il Capo le leggi sfogliava
ed in Presidenza sempre restava
a trovare legale scappatoia
alla sua persistente paranoia.

Eccovi l’assunto di Camomilla,
vaticinato da vecchia Sibilla:
- Tanto per aver le spalle coperte,
me ne sto placido a braccia conserte.
Se succede qualche cosa di strano,
posso sempre nascondere la mano. -


Nel concludere allegro vi rammento
che mancar non potevano parole
fatidiche a chiusura del concento:
- A settembre, programmeremo tutto,
e con la cartina di tornasole
del lavoro valuteremo il frutto! -

Ma a settembre… - E’ presto per programmare:
son gli alunni nuovi, mancan docenti;
ad altro mese è meglio rimandare.
Non siamo mica dei maghi veggenti! -
 

 

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